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C'era una volta . . . MagicaBu !

Il Natale è un momento speciale, si sa. Per noi aiutanti di MagicaBu lo è anche l’inizio di questa nuova avventura sotto forma di Blog.

Così ci siamo chiesti come, ma soprattutto quando far partire il viaggio. Finché, quasi per magia (si, ne troviamo un po’ ovunque) l’intuizione è arrivata

Abbiamo chiesto in prestito un po’ di incanto Natalizio, una bella spolverata di atmosfera e la decisione è stata presa.

Un po’ come Babbo Natale, anche noi vorremmo essere presenti nella casa di ognuno di voi per festeggiare insieme la notte più magica dell’anno, lo facciamo con un piccolo regalo. E’ uno di quei regali che si scartano con la curiosità e con cui si gioca con la fantasia. Speriamo che questa fiaba porti un po’ di MagicaBu in ogni casa e ne approfittiamo per augurarvi un sereno e felice Natale.

 

C'era una volta . . . MagicaBu !

Quella mattina il sole era talmente luminoso che faceva male agli occhi. Certi giorni si riesce a capire quanto freddo fa guardando il colore dell’aria “Il colore dell’aria! Starai diventando pazza” pensò MagicaBu, e aprì la finestra della stanza. Accidenti se faceva freddo. “Non si potrà vedere il colore dell’aria, ma il freddo ti guarda dritto in faccia!”. E senza farsi altre domande finì di sistemare la cameretta.

Era una giornata così piena di impegni, di tante cose belle da fare, belle certo, ma tante davvero! Così senza perdere altro tempo MagicaBu corse nel suo laboratorio ‘la Bottega di MagicaBu’ e con ago e filo si mise all’opera. Babbo Natale sarebbe passato presto a caricare tutte le bambole adottate per accompagnarle nelle nuove casette, dalle loro famiglie. Quanta emozione, quanti gridolini e risate nel laboratorio quella mattina, “meno male che la famiglia conigli è uscita a fare le ultime compere” pensò tra sé e sé MagicaBu “immagina un po’ che tramestio se no!” e così pensando, involontariamente urtò il barattolino di vernice ad acqua che finì dritto dritto sul vestitino di Dorotea. “Questa proprio non ci voleva! Con tutto quello che c’è da fare” e senza pensarci due volte corse in soffitta dove teneva la sua spugna magica per le emergenze. Tirò forte il cordino che dalla botola faceva scendere le scricchiolanti, vecchie, scalette di legno e accesa una candelina per farsi strada, salì nel piccolo antro colmo di tesori dimenticati. Era passato tanto tempo da quando era salita lassù l’ultima volta. Chissà perchè poi, era un posto così magico e avventuroso. “Forse lo è proprio perché mi lascio ogni volta il tempo di scordarmene” e sostando ancora qualche secondo su quel pensiero respirò a fondo il profumo dei libri vecchi e si diresse verso l’ultimo posto dove ricordava di aver visto la sua magica spugna. Eppure, era proprio lì. Si ricordava bene quando, quel giorno artistico, il foglio di carta le era sembrato così piccolo e triste per esprimere tutte le meraviglie che aveva nella testa e nel cuoricino e aveva deciso che le sarebbe servito un muro intero! Che disastro e che gran divertimento! Meno male che con la spugna magica era ritornato tutto come prima, e poi l’aveva riposta proprio… “Ero certa di averla messa qui” borbottò aprendo tutte le antine e i cassetti di quei mobili antichi. Proprio alla vigilia di Natale, e con così poco tempo! “Brutta spugna dispettosa, dove ti sei nascosta?” piagnucolò accucciandosi per sbirciare sotto la pesante libreria impolverata. “Niente da fare” e alzandosi scocciata e sconfitta si diresse di gran passo verso l’angolo più remoto della stanza. Nella gran fretta uno dei due tasconi tanto comodi e capienti del suo grembiulino adorato (i tasconi dentro i quali mette tutti i suoi attrezzi, i colori e qualche caramella) rimase impigliato nell’uncino di un appendiabiti che sporgeva fuori da una piccola tavola sulla quale erano accatastate ogni sorta di cianfrusaglie. Che confusione, che gran fracasso. MagicaBu finì dritta dritta a gambe all’aria e le rovine di quel gigantesco incidente tutte sparse intorno a lei. La gruccia incastrata nel tascone si era tirata dietro con incredibile convinzione, quello che pareva essere l’intero contenuto della piccola soffitta. “Che razza di giornataccia, e che gran botta!” massaggiandosi la testa un po’ indispettita ma con una piccola risata nascosta ai lati della bocca al pensiero di quel goffo capitombolo, con la coda dell’occhio scorse la spugna magica, proprio sotto un grosso librone che non ricordava di aver visto prima di allora. 

Valutando l’entità dei danni e la quantità di lavoro da portare a termine nell’arco della giornata, MagicaBu decise che, sì, era proprio il caso di chiamare i rinforzi. Meno male che Anna e Guendalina le avevano offerto il loro aiuto proprio il giorno precedente. Così, alla richiesta di soccorso dell’amica, corsero senza esitazione e con tutto il necessario per portare a termine con successo tutto quello che c’era da fare, compresi un bel po’ di biscotti fatti in casa da Adelina e le musiche natalizie per darsi la giusta carica di allegria. 

Rassettato alla buona lo sciagurato danno capitato in soffitta, in attesa delle amiche, MagicaBu sollevò la causa del suo bernoccolo e se la mise sotto il braccio, raccolse la spugna, il ritrovamento della quale le aveva causato non pochi crucci e ridiscese le scalettine scricchiolanti. Spento il lumino e chiusa la botola della soffitta tornò nella bottega ad esaminare quell’insolito bottino. Il libro era grosso e pesante e se nel buio della soffitta e nella confusione del guaio le sembrava di non averlo mai visto, adesso, alla calda luce del fuocherello, ne era proprio certa. Era davvero difficile ricordarsi di tutti gli oggetti accatastati, ricordi e chincaglerie che per lei avevano avuto grandissimo valore ma erano davvero tanti. Eppure era sicura che se ne sarebbe ricordata di un libro tanto singolare. “Forse leggendo qualche pagina…” e così pensando soffiò forte per spazzare via la polvere dalla copertina e aprì il pesante volume. Nella prima pagina c’era scritto il suo nome, ed era una cosa davvero strana. Girò piano il foglio e sulla prima riga della seconda pagina con una bella calligrafia, in corsivo c’era scritto solo ‘C’era una volta…’ e poi più niente. Davvero strano, strano. “Ma che razza di scherzo è questo…?” bofonchiò MagicaBu infilando il nasino in ogni pagina senza trovare una sola lettera in più. “Forse Serafina ne sa qualcosa, proverò a chiedere a lei”.

Serafina non ne sapeva proprio niente. Conosceva ogni singola lettera, di ogni pagina, di ogni libro che si trovasse o si fosse trovato in quella casa. Ma quello proprio non lo aveva mai visto, affermò esaminando incuriosita le pagine vuote. Abitava nella casina di fronte alla bottega di MagicaBu. Vedendo alla finestra l’amica, sbracciarsi nel tentativo di richiamare la sua attenzione, aveva appoggiato la penna sul foglio ed era corsa dall’altra parte della strada. Tutte assorte dall’esaminare la novità, quasi non avevano sentito l’insistente bussare alla porta di Anna e Guendalina. “Meno male, siete qui! Non potete immaginare cosa mi è successo” e tirandole dentro, MagicaBu iniziò a raccontare per filo e per segno tutto quello che le era capitato quel giorno dal momento in cui si era svegliata. Così, racconta racconta, tra un biscotto e una cioccolata calda, una cucitina e una canzone, erano passate le ore e anche la gran quantità di cose da fare. 

Dalla finestrella della bottega si vedevano i grossi fiocchi di neve scendere leggeri coprendo di bianco ogni cosa. “Guardate, sta nevicando” disse emozionata Anna, e andarono tutte alla finestra a godersi quello spettacolo silenzioso e incantato. Non ci speravano proprio visto il bel sole con il quale era iniziata la giornata, eppure era arrivata, magica e candida come ogni anno. Era quasi sera ormai, il cielo si stava trasformando da grigio a blu e le lavoratrici stavano giusto infiocchettando gli ultimi pacchi. Una spazzatina a qualche rimasuglio di stoffa e filo ed ecco fatto, le viaggiatrici erano tutte pronte alla partenza, non restava altro da fare che aspettare l’arrivo di Babbo Natale. “Ora ve lo posso mostrare” sospirò sollevata MagicaBu e prendendo il misterioso reperto lo appoggiò sul tavolo che fino a poche ore prime era un vero cantiere di lavoro. Mentre in quattro studiavano con attenzione ogni angolo del tomo blu scuro, delle campanelle in lontananza si avvicinavano velocemente. Uno sbuffo di aria dorata mista a qualche cristallo di neve spinse un mucchietto di cenere fuori dal camino spegnendo il fuocherello. Ma nel tempo che ci si impiegherebbe a dire “Buon Natale e felice anno nuovo!” di buona lena, il fuoco era di nuovo acceso e scoppiettante, la cenere dentro al camino e al centro della stanza, rubicondo per il gran freddo, con quel suo sorrisone scalda cuori c’era Babbo Natale. Che emozione! Che grande gioia! C’era tanta felicità e commozione che all’improvviso la stanza era sembrata così piccola! Gli abbracci e i baci non si contavano. Era già passato un anno dall’ultima volta che si erano visti. Certo, MagicaBu scriveva ogni mese a Babbo Natale, e lui, puntuale, le rispondeva e così facevano anche Adelina, Guendalina, Anna e Serafina, però averlo lì in carne e ossa era un’altra cosa. Una volta soddisfatti del calore del saluto, mangiato qualche biscotto e bevuto un bel bicchierone di latte, passarono alle questioni pratiche. 

Guendalina e Anna erano uscite a procurare un po' d’acqua e del fieno per le renne. Il bagliore del nasone di Rudolph che lampeggiava dietro al vetro appannato dal suo fiato caldo, aveva attirato l’attenzione di Anna, che con l’aiuto dell’amica, era uscita a prendersi cura (e anche qualche coccola) degli animali. 

Mentre MagicaBu e Serafina accomodavano tutte le bambole adottate nel capiente saccone di Babbo, la sua attenzione era caduta sulla tavola. “Mi è caduto per caso tra le mani, bé in testa a dire il vero, giusto questa mattina. Ma non capisco da dove sia sbucato fuori” abbozzò distrattamente MagicaBu a Babbo Natale. “Non è successo per caso” rispose lui “ti stava cercando”. Al suono di quelle parole la giocattolaia e la scrittrice si fermarono di colpo sgranando gli occhioni. “Sedetevi qui, vi racconterò tutto..” E mettendosi comode sui cuscinoni tutti attorno alla sedia a dondolo, invitarono anche le altre due amiche, che rientravano giusto in quel momento, a fare lo stesso. Così Babbo Natale iniziò a raccontare. Quello era un libro magico, ne aveva uno ogni giocattolaio “ma badate bene amiche mie” aveva detto “un vero giocattolaio. Uno di quelli che non costruiscono, ma danno vita ai giocattoli. Di quei giocattolai che ce ne sono pochi, quelli un po’ magici che ci credono per davvero nella magia, se no non funziona” e strizzò l’occhio rivolto a MagicaBu. Il libro la stava proprio cercando. Aveva dato vita a tanti giochi e adesso avrebbe potuto raccontare le loro storie, e insieme alle loro, la sua. Era così facile da capire, era proprio quello che desiderava per Natale! Poter condividere con tutti la sua storia e tutte quelle che, così, ne facevano parte. Con un sorriso pieno di gratitudine prese il libro lo strinse forte a sé e corse ad abbracciare il suo vecchio amico. Gli sussurrò un “grazie” all’orecchio e poi gli scoccò un bacio di quelli che fanno un bel rumore, sulla guanciona rossa. “E’ ora” asserì Babbo Natale alzandosi dalla sedia a dondolo e abbracciando tutte le sue piccole aiutanti. Si caricò il grosso e pesante sacco, che maneggiato da lui sembrava leggero come l’aria e con un sorriso sparì su per il camino nella stessa nuvola d’oro e brina che lo aveva portato al centro della stanza poco prima. Corsero senza pensarci alla finestra e con un suono di campanelli misto al calpestio di zoccoli ecco apparire una di quelle immagini che lascia sempre tutti i segni di meraviglia e stupore su qualsiasi volto. Mentre la slitta si allontanava in volo a compiere il miracolo di ogni ventiquattro Dicembre la voce di Babbo Natale risuonò come un eco nella piccola bottega : “Ricordate, se crederete ogni giorno nella magia, non smetterete mai di trovarla. Un Buon Natale.”

 

Buon Natale a Tutti.


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